domenica 10 marzo 2013

Perchè Sanremo è Sanremo. Parte seconda.


Ebbene sì, arrivo con un mese (quasi) di ritardo nella mia recensione a Sanremo, ma chissene.
Se proprio volete dare la colpa a qualcuno, prendetevela con Signora Pigrizia, mia fedele compagna di vita, che non mi lascerà mai e poi mai.
Innanzitutto, lasciatemelo dire: Sanremo non è Sanremo senza lo stacchetto di Pippo Baudo. Quella sigla è un po’ come l’inno italiano, un’icona che non tramonterà mai, che verrà ricordata dalle generazioni future e in un futuristico gioco tipo Sarabanda, beepperanno il pulsante per dire che quella musichetta è Sanremo.
Quest’anno ne ho sentito la mancanza.
Fabio Fazio e la Littizzetto però sono stati bravi a condurre un Festival di qualità:
  • buona musica (ehm, fatta eccezione per i Modà…sorry, per tutte quelle che si professano fan sfegatate: l’orchestra di Sanremo non può suonare il Nabucco di Verdi e venti minuti dopo la musichetta dei Modà, oltretutto una copia un po’ più lenta della canzone vincitrice dell’anno passato…giuro, mi aspettavo che Emma uscisse da un momento all’altro gridando “Non è l’infernooooooooooooo…nananananana, nanananana, nananananaaaaaaaaaaaa”); 
  • autori autorevoli (Giuliano dei Negramaro per Malika AyanE, Bianconi dei Baustelle, Silvestri, Gazzè, Pacifico e Gianna Nannini per Mengoni); giuria di qualità (che non si vedeva da una vita); 
  • concorrenti che hanno saputo unire critica e pubblico: insomma, si sa che i brani di Sanremo non vengono mai trasmessi dalle radio nazionali (e Radio Italia non fa testo), e invece stavolta Fazio sembra aver azzeccato la formula del successo di Sanremo (nota negativa: la passerella di vip inutile per premiare le due canzoni…altra cosa inutile, a parer mio).

Chapeu.

Plauso alla Litti, che nella prima serata era agitatissima, ma si è poi ripresa alla grande, unendo la comicità con temi di attualità, come la violenza sulle donne; solo una critica: Lucianina, potevi anche vestirti meglio!
Ma vabbè, de gustibus.

Di questo Sanremo ricorderò:
- gli Elii (secondo posto meritatissimo) con i loro travestimenti e la canzone mononota;
- Mengoni perché lui è sempre figo, anche con un sacco di iuta e la sua interpretazione di Tenco;
- la coppia gay (è un po’ come il tizio che voleva buttarsi dall’impalcatura all’epoca di Pippo Baudo);
- ospiti illustri ma sorry…sconosciuti al grande pubblico (ripeto, ammiro la qualità);
- il balletto di Malika AyanE in “Cosa hai messo nel caffè”;
- La farfalla gigante della Littizzetto;
- il momento trash di Toto Cutugno, Littizzetto, Fazio e Armata rossa che cantano “L’Italiano”.
Meh. Viva l’Italia. E viva Sanremo.

Perché Sanremo è Sanremo. Parapa.


Very xD

mercoledì 13 febbraio 2013

Perchè Sanremo è Sanremo. 12-02-2013

Checché se ne dica...Sanremo attira sempre l'attenzione di tutti gli italiani. Perchè è tradizione, è folcrore, è polemica, è musica ed è - soprattutto - argomento di discussione must per un'intera settimana. Che lo si ami o lo si odi...tutti lo guardano almeno per 5 minuti, anche chi fa l'indignato su Facebook per i cachet dei presentatori, anche chi lo definisce noioso, anche chi fa lo snob e finge di non vederne nemmeno un secondo.
Io, ovviamente, non me lo sono perso e tutto sommato non mi è dispiaciuto. Scenografia scarna ma ben venga. Io i fiori non li ho mai sopportati. Omaggio aulico a Verdi (Su Va Pensiero..Occhio Fazio eh? Che ora diranno che lanciavi un messaggio subliminale per votare la Lega) molto piacevole. Ingresso della Littizzetto un filino kitsh, ma ci sta... e arriviamo al dunque:
Fabio Fazio voto 8. Posato, mai sopra le righe...coraggioso in alcune scelte, più diplomatico in altre. Diciamolo, sembrava lui la spalla della Littizzetto...ma non certo per demerito suo, quanto per grande, grandissimo, merito di Lucianina...e appunto:
Luciana Littizzetto: voto 9,5. La adoro. Quanto non mi son mancate le vallette bone e sceme, quanto?? Padrona di casa, tesa all'inizio e poi completamente rilassata...ha saputo sdrammatizzare perfino le noiosissime presentazioni con tanto di tiritera paracula sul televoto... Quasi perfetta. La letterina iniziale favolosa.
Crozza: a me lui piace un sacco. E non mi si venga a dire che è stato imparziale, perchè ne ha avuto per tutti. Il problema è sempre uno: in un festival di musica, ci sta l'intrattenimento, ci sta la gag politica...ma non può durare un'ora. Troppo troppo lungo il momento a lui dedicato. La musica passa in secondo piano e non dovrebbe essere così. Mi ha stupito vederlo imbarazzato al momento dei fischi e delle contestazioni. Pure quelle, son durate fin troppo. Certi idioti maleducati dovrebbero essere allontanati moooolto prima. Voto 6.
Toto Cotugno non l'ho visto...non ce la potevo fare. E leggo oggi che il suo spazio ha avuto il picco di ascolti. Paura.

Arriviamo alle canzoni:
Marco Mengoni: 7 sul primo brano. 5 sul secondo che non mi è proprio piaciuto.
Raphael Gualazzi: 8. La sua classe spicca sempre. E' un artista ed è un talento. Belli entrambi i pezzi.
Daniele Silvestri: 8 la prima canzone, mi azzardo a dire che è la mia preferita al momento. La seconda invece proprio no...brrrr.-
Simona Molinari e Peter Cincotti: ehm...passiamo che è meglio. Ma che è??
Marta sui Tubi: 7, sempre originali.
Maria Nazionale: 4, che noia
Chiara Galiazzo: 8 pieno per la voce. Sempre perfetta. Io preferivo la prima canzone, gran bel testo. Non mi è dispiaciuta nemmeno la seconda...ma da risentire... al momento dico 7 ma Chiara è Chiara e so già che il mio voto aumenterà :D

E per il gusto del frivolo:
Bella la gonna verde della Littizzetto, la Molinari sembrava babbo natale versione sexy. Chiara...vi prego. Ma c'è Tommassini anche qui a vestirla?? Aiuto!! Mengoni vince sempre...figo, stiloso... top XD

Aspetto il parere della mia "collega" :D
-Monica-

martedì 29 gennaio 2013

We love cinema. La meglio gioventù.

Prima o poi doveva arrivare questo post. E si. Perchè chiunque mi conosca sa che uno dei miei film preferiti (se non il preferito in assoluto) è La meglio gioventù (Marco Tullio Giordana, 2003), esempio lampante di come non sia strettamente necessario volare oltreoceano o tornare indietro nel tempo di 50-60 anni per trovare un film italiano degno di nota, apprezzato in patria ma soprattutto all'estero, ricco di spunti di riflessione, ben girato e ben recitato nonostante sia nato come una short-fiction per la RAI.

La storia è complessa, ti basti sapere che in sei ore (si, sei ore!) ci viene racconatata l'Italia, a partire dagli anni sessanta fino ad arrivare ai giorni nostri, attraverso la storia della famiglia Carati, in particolare di Nicola (Luigi Lo Cascio) e del fretallo Matteo (Alessio Boni). Senza prese di posizione politche, senza mai erigersi a giudice di ciò che è giusto o sbagliato.E' così, allora, che l'alluvione di Firenze, il '68 studentesco, il terrorismo delle brigate rosse, la mafia in Sicilia e l'attentato a Falcone fanno da sfondo alle vicende lavorative, sentimentali e personali dei protagonisti in un intreccio che non è mai banale, mai ripetitivo, mai noioso. Una trama accattivante, recitata magistralmente da attori del calibro dei già citati Lo Cascio e Boni, ma anche di Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa e la giovanissima Jasmine Trinca, lanciata proprio da questo film e ora riconosciuta come una delle figure di punta della nuova generazione di attrici italiane. Interpreti perfetti di personaggi che non possono lasciare indifferenti e che sono il vero punto di forza de La meglio gioventù. Al di là della capacità di regista e sceneggiatori di intrecciare alle vicende dei protagonisti la storia dell'Italia che è stata, ciò che veramente cattura del film è la ricchezza introspettiva di tutti, TUTTI, i personaggi della storia. Nessuno è macchietta, nessuno è caricatura. Ad ogni personaggio, che sia uno dei protagonisti o solo una figura di passaggio, è data la giusta importanza, il giusto rilievo. Tanto che alla fine ti sembra di conoscerli, come se anche tu facessi parte di quel mondo, di quella famiglia, come se, in fondo, fosse un po' anche la tua.



  • Vincitore della sezione Un Certain Regard al 56º Festival di Cannes.
  • Premio "Città di Roma - Arc-en-ciel latin".
  • David di Donatello 2004 per
    • Miglior film
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Miglior montaggio (Roberto Missiroli),
    • Miglior fonico di presa diretta (Fulgenzio Ceccon)
    • Miglior produttore (Angelo Barbagallo).
  • Nastri d'argento 2004 per:
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior produttore (Angelo Barbagallo),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Miglior fonico di presa diretta (Fulgenzio Ceccon)
    • Miglior montaggio (Roberto Missiroli)
    • Il cast femminile (Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Maya Sansa e Jasmine Trinca) si è aggiudicato il Nastro d'Argento come miglior attrice protagonista
    • Il cast maschile (Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio e Andrea Tidona) ha vinto il premio come miglior attore protagonista (ex aequo con Roberto Herlitzka per "Buongiorno, Notte" di Marco Bellocchio).
  • Globo d'Oro 2004 come
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Globo d'Oro speciale (Adriana Asti)
    • Gran Premio Stampa Estera.


    -Monica-

domenica 13 gennaio 2013

Ciò che va di moda ora: urban fantasy.

Complice il kindle nuovo di zecca (si, Babbo Natale è stato carino con me perché ho fatto la brava bambina) e il quasi dolce far nulla delle vacanze natalizie, ho deciso di…ampliare i miei orizzonti letterari. C’è un nuovo genere che va molto di moda, da un bel po’ di tempo, ed è il cosiddetto urban fantasy, che tratta per lo più di storie fantastiche e sovrannaturali ( e quindi, una sfilza di vampiri, licantropi, fate, elfi, folletti, angeli, e chi più ne ha più ne metta) ambientate in un contesto urbano finto o reale che sia. Un genere non abbastanza nuovo, se consideriamo che di questo filone fanno parte Twilight, Il Signore degli anelli e l’immancabile Harry Potter. Peccato però che dei tre sopracitati, ne ho letto solo uno. 
Indovinate quale? Il più corto, naturalmente xD
E così, seriamente parlando, la scelta è caduta su una scrittrice, autrice di una Saga famosa in tutto il mondo, che potrebbe raggiungere i livelli del compianto Twilight (onestamente, prima del film, e dei Robsten, chi è che se la cagava Stephenie Meyer, i vampiri, i licantropi e l’imprinting? Ma anche qui, farò un post a parte con Mo’…) ad agosto 2013, quando uscirà il film tratto dal primo libro della Saga.
Ok, fuori i nomi. Lei è Cassandra Clare, e ha scritto la Saga degli Shadowhunters, The Mortal Instruments. Si articola in due cicli: il primo, comprende la trilogia Città di Ossa, Città di Cenere, e Città di Vetro, di cui vi parlerò tra poco, mentre del secondo, sono già stati pubblicati i primi due libri, Città degli angeli perduti e Città delle anime perdute (il terzo, pare uscirà in Italia a settembre 2014).
Partiamo dal presupposto che l’urban fantasy e il sovrannaturale non sono generi che mi piacciono molto e anche dal fatto che nemmeno le saghe mi piacciono. Insomma, quello che succede in tre, quattro, cinque libri lo si potrebbe scrivere in un unico libro, secondo me. Senza divagare troppo. E poi, devo aspettare sempre un anno per sapere cosa succederà ai protagonisti. E io sono curiosa di natura e non ho la pazienza di aspettare un anno o due per sapere come va a finire un libro.

La Clare è riuscita nell’impresa di farmi cambiare idea. Nei suoi libri ci sono tutti gli esseri sovrannaturali, quindi c’è trippa per tutti: licantropi, vampiri, demoni, stregoni, fate, elfi e folletti. E gli umani, naturalmente. I protagonisti sono Clary, una ragazza dalla vita normale, fino a quando incontra Jace, uno shadowhunter, ovvero un cacciatore di demoni: da quel momento in poi, la sua vita è una continua fuga dalla realtà, verso mondi di cui non sapeva l’esistenza e di cui ha tutto il diritto di farne parte. La madre stessa di Clary, in realtà è una Shadowhunter, ed è custode di molti segreti che la figlia apprenderà, insieme a Jace, nel corso dei tre libri.
Quello che mi ha colpito è che la Clare ha sempre reso interessante ognuno dei suoi tre libri: tachicardia, magone in gola e sarcasmo non mancano in ogni singola pagina, catturando l’interesse del lettore e trascinandolo fino alla fine del libro. Lo ammetto, mi sono isolata dal mondo per una settimana circa (il tempo che ho impiegato per leggere tutti e tre i libri del primo ciclo) per cercare di scoprire dei veri scopi di Valentine Morgenstern e Sebastian, per sospirare dell’amore proibito tra Clary e Jace, per ridere con Magnus Bane e delle sue scaramucce con Alec, per godere della simpatia e lealtà di Simon nei confronti dell’amica di sempre Clary. Lo stile è semplice, chiaro e diretto, e le scene di azione sono descritte con una semplicità tale da poterle benissimo immaginare mentre le parole scorrono sotto i nostri occhi.
Insomma, devo attribuire alla Clare il premio di avermi fatto appassionare a questo genere, e a farmi amare le saghe…quando tutti i libri sono già stati pubblicati, però!

Vi lascio il trailer del film, tratto dal primo libro “Città di ossa” (da notare: quanto sono fighi Jace/Jamie Campbell Bower e Valentine/Jonathan Rhys Meyer)



martedì 8 gennaio 2013

Teaser Tusday #4 Persuasione

Dopo un secolo...torno, scusate l'assenza :)

Teaser Tusday #4
(che ricordo essere un'iniziativa del blog "Should be reading")

PERSUASIONE

Jane Austen





|...| Non potevano esservi stati altri due cuori così aperti, altri gusti così simili, altri sentimenti così all'unisono, altri volti così amati. Ora erano come estranei; no, peggio che estranei, poiché non avrebbero mai potuto diventare amici. La loro era un'estraneità perpetua.



-Monica-