domenica 30 dicembre 2012

We love Cinema! Cloud Atlas


We love cinema: Cloud Atlas, un film di Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski.

Portiamoci avanti con i tempi, soprattutto quando il blog sembra essere stato abbandonato da un mese.
Ma ragazzi, è Dicembre e Dicembre vuol dire Natale e Natale significa feste in famiglia, abbuffate che ti annebbiano il cervello e ti riempiono la pancia, uscite varie con amici e il lavoro che si quintuplica.
E così oggi, 29 dicembre, complice un pomeriggio total free a casa, e lo streaming, mi sono vista in lingua originale e con i sottotitoli in italiano, Cloud Atlas, che in Italia uscirà il 10 gennaio.

Dunque, cosa dire? Innanzitutto la lunghezza. E’ lungo, molto lungo. Per 172 minuti si alternano sei storie in parallelo, ambientate in 6 epoche diverse: per i primi 40 minuti, non si capisce nulla. Poi diventa quasi interessante. E poi, nella seconda parte, ti prende perché vuoi a tutti i costi sapere come va a finire e da cosa diavolo sono legati tra di loro tutti i personaggi che vivono in epoche diverse.
A metà ottocento un avvocato americano (awww, adorabile Jim Sturgess! …perdonatemi, ma ho un vero e proprio debole per quell’uomo), alla fine di un lungo viaggio dove ha combattuto la morte per avvelenamento, si adopera contro la schiavitù; negli anni '30 un giovane compositore omosessuale viene incastrato da un grandissimo autore presso il quale lavora (a mio avviso, è la storia più bella, ed è quella che dà il titolo al film: Cloud Atlas – Atlante delle nuvole…letteralmente tradotto); a San Francisco negli anni '70 una giornalista cerca di svelare un complotto per la realizzazione di un reattore nucleare (fantastica Halle Berry: in certi momenti, complice la capigliatura, mi è parso di vedere la compianta Whitney Houston in “The bodyguard”); ai giorni nostri in Inghilterra un anziano editore viene incastrato e internato in una casa di cura da cui cercherà di fuggire insieme ad altri tre strampalati vecchietti (la storia più divertente); nella Seul del 2144, in una società completamente omologata, un clone si unisce ai ribelli e scopre che quelle come lei sono utilizzate come cibo per altri fabbricati, mentre nel 2321 in una Terra ridotta all'età della pietra da una non ben identificata apocalisse, un uomo entra in contatto con i pochi membri di una civiltà tecnologicamente avanzata e si ribella alla tribù dominante.

Ops…ho detto troppo? Vabbè, non fa niente xD
Nota di merito per il cast: un istrionico Tom Hanks, sul quale si regge il 90% del film; Hugh Grant, che qui perde tutto il suo fascino british, ugualmente bravo; Jim Sturgess…ok, non ve ne parlo più!; Susan Sarandon, che compare poco, ma è sempre impeccabile come solo lei sa essere, ma soprattutto una menzione particolare va a Bae Doona, coreana non emergente che compare in tutti gli episodi, rivelandosi uno dei principali elementi che legano i personaggi.

Onestamente, non so se sarei andata al cinema a vederlo, ma lo ammetto, la curiosità era tanta, anche perché non è stata fatta nessun tipo di promozione e non si è quasi mai sentito parlare di questo progetto.
Vi lascio il link del trailer, e lo prometto, ci rivediamo presto!



Very

martedì 4 dicembre 2012

Teaser Tusday #3


Ehilà, siamo tornate! Chiediamo scusa per l'assenza, ma il nuovo ruolo di donne in carriera ci sta prendendo molto...Bando alle ciance, ritorniamo oggi con la rubrica del martedì, presa in prestito dal blog Should be reading.

Sono tre settimane che mi sono avvicinata, o meglio approcciata a quel nuovo genere letterario che ormai non ha più bisogno di presentazioni: il paranormal romance. La scelta su quale libro leggere è caduta sulla Trilogia (o meglio, Tetralogia) di Lauren Kate, Fallen.
L'estratto di oggi è tratto dal quarto e ultimo capitolo della saga, Rapture.



«Buongiorno.»
Una mano calda accarezzò la guancia di Luce e le ravviò una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Luce si voltò su un fianco, sbadigliò e aprì gli occhi, risvegliandosi dal sonno profondo in cui aveva sognato Daniel.
«Oh» trasalì, toccandosi la guancia. Era lui.
Daniel era seduto accanto a lei. Indossava un maglione nero e la stessa sciarpa rossa che portava annodata al collo la prima volta che lo aveva visto alla Sword & Cross. Era più bello di qualsiasi sogno.



E' tratto dal primo capitolo e...non vi anticipo nulla, sennò cosa scrivo nella recensione???

A presto,

Veronica xD

martedì 13 novembre 2012

Teaser Tuesday #2

  - Fai bei sogni - Massimo Gramellini

Secondo episodio della rubrica presa in "prestito" dal blog Should be reading

Lei sapeva che "se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuovola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberatene.  Continuerà a mandarti segnali come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione".



P O E S I A 

- Monica -

martedì 6 novembre 2012

Teaser Tuesday #1

"Teaser Tuesday" è una rubrica presa in "prestito" dal blog Should be reading, che consiste nell'aprire una pagina a caso del libro che stai leggendo, pubblicare un breve estratto, senza spoilerare.
E' un'iniziativa che ho visto anche in altri blog, e che mi è piaciuta molto: una sorta di catena letteraria, allo scopo di stuzzicare la curiosità del lettore e scoprire nuovi libri.

Inauguriamo la rubrica con un pezzo tratto da un classico, uno dei miei libri preferiti:

Grandi Speranze (Great Expectations), di Charles Dickens.


"Quando nel cimitero leggevo le epigrafi di famiglia, sapevo solo quanto bastava per sillabarle. Anche l'interpretazione del loro semplice significato non era molto esatta: <<moglie del sullodato>> credevo fosse un'espressione di ossequio e di esaltazione verso il passaggio di mio padre a un mondo migliore; e se sulla tomba di uno qualsiasi dei miei parenti defunti avessi visto scritto <<sottolodato>> avrei avuto di quel membro della famiglia la peggiore delle opinioni."



Sono curiosa di conoscere il vostro teaser della settimana...Quale sarà?

Very

sabato 3 novembre 2012

Narrativa contemporanea che non puoi non leggere: Aspettami ragazzina.


Rubrica Narrativa contemporanea: questo non te lo puoi perdere!

Se siete degli inguaribili romantici, della serie “pucci pucci miao miao”, questo libro non fa per voi. Si tratta di “Aspettami ragazzina”, edito da Book Sprint, e scritto da Iolanda Lorenza Marsilio. Non che non sia romantico, ma di romanticismo ce n'è, seppur a modo suo.



Questo post non sarà una delle tante recensioni, con l’intento di criticare i pro e i contro, di analizzare nel dettaglio lo stile, la sintassi e la trama. No, perché quando parlo di questo libro, sono spudoratamente di parte.
Questo racconto ha una storia lunga, che parte dal lontano 2009 (se non prima): come Dickens, per il quale la protagonista nutre una profonda stima (e anche l’autrice), Iola inizia a pubblicarlo su piattaforme come forum e siti che accolgono storie di aspiranti giovani scrittori. Per poi vederlo finalmente pubblicato come un libro vero e proprio, di cui la sottoscritta è venuta a conoscenza solamente questa estate.
I due protagonisti, Ada e Ren, sembrano essere così diversi tra loro, ma in realtà non è così: sono due facce della stessa medaglia. Potresti congiungerli e verrebbe fuori una persona sola, tanto completa quanto complessa. Dove Ada è la parte più "umana", più tangibile, nella quale ci si può identificare, e, per molti aspetti, quella più attaccabile. Ren è quel lato che di una persona non si conosce mai, impenetrabile, a prescindere dal grado di vicinanza. Come dice Ada:Lui era Ren, il mio Ren, il ragazzo più ingestibile sulla faccia della terra, il più egocentrico e menefreghista, arrogante a livelli spesso disumani, il solo capace di farmi del male. Era parte di me, ed io ero come lui.”
Ed è proprio nei pensieri contorti di Ada che si articola il romanzo, che il lettore ci si perde, pensieri che vanno a formare un circolo vizioso e che ci fa rendere conto che in realtà tutte quelle sue battute, frecciatine, e dialoghi vari con i personaggi che ruotano attorno alla sua Vita (Matteo, il pianista, i vicini di casa, Biagio), sono mirate alla consapevolezza di Ada come persona, alla sua maturità, rivelando la paura di un legame proibito, di un amore negato e di tutti i suoi annessi e connessi. Perché in natura, e nella società, esistono dei tabù, delle regole che non possono essere infrante e l’amore tra Ada e Ren è proprio uno di quelli, che se verrebbero fuori, scatenerebbe Dio solo sa che cosa.
E’ fantastica l’empatia che esce fuori tra i due personaggi: riescono a stare nella stessa stanza senza parlarsi, o toccarsi, e ne viene fuori un’elettricità che ti colpisce attraverso lo schermo del pc, per non parlare di certe scene così intense che sembra di essere catapultati al loro interno e di essere il terzo spettatore, con le mani congiunte e gli occhi sbrillucicosi a sperare che dietro ai loro comportamenti apparentemente irrazionali e immotivati, ci sia un bel lieto fine.
Ruolo preponderante è giocato dalla famiglia, con il suo doppio ruolo: quello invadente, quasi comico, di iperprotezione rappresentato dai cugini, e quello di “condanna”, rappresentato da quegli affetti familiari a cui per tutta la Vita (sì, avete letto bene: con la V maiuscola e la ritroverete spesso nel libro) noi dovremo dare conto.

Il motivo del titolo viene rivelato solamente alla fine, in un epilogo che ho letto col magone in gola, perché è in quelle due parole che si racchiude l’emblema della storia: Ada è una Vita che aspetta Ren, e lo stesso vale per lui, perché lei è “la sua ragazzina che lo sta portando alla pazzia”. Sono in attesa di vivere il loro amore alla luce del sole, senza familiari invadenti o bigotti, sono in attesa l’una dell’altro, dei loro silenzi, della loro arroganza, dei loro sbalzi di umore e del loro sarcasmo, dietro al quale celano la loro verità e i loro più profondi segreti, in attesa di una decisione che potrebbe cambiare per sempre le loro vite.

Il finale non è scontato, e forse a qualcuno lascerà l’amaro in bocca; io personalmente, l’ho adorato (anche perché è scritto interamente dal punto di vista di Ren, e di questo – lasciatemi vantare – sono in parte “responsabile”) perché Ada e Ren andranno avanti con le loro vite, cambieranno, cresceranno, cambieranno città e partner, ma si aspetteranno sempre e si ameranno, l’uno e l’altro, che sia attraverso un libro, un telefono, o un incontro sporadico ogni anno e nove mesi. E quando si ritroveranno saranno semplicemente Ada e Ren, lo stronzo e la sua ragazzina.


martedì 30 ottobre 2012

Narrativa contemporanea che non puoi non leggere: Ogni cosa è illuminata.



Inauguriamo una nuova rubrica:
Narrativa contemporanea: questo non te lo puoi perdere!

Se cerchi un romanzo che ti spiazzi., che riesca a confonderti, divertirti e farti piangere lacrime amare allo stesso tempo, Ogni cosa è illuminata (Everything is illuminated, 2002) di Jonathan Safran Foer è quello che fa per te.
La trama è semplice quanto complessa. Un giovane scrittore americano, Jonathan (Safran Foer, l’autore stesso) decide di intraprendere un viaggio alla ricerca della donna che salvò suo nonno dai nazisti. Si reca quindi in Ucraina armato di buone speranze, con l’intenzione di trovare la città fantasma di Trachimbrod, lo shtetl in cui suo nonno visse la sua infanzia e la sua gioventù, e quindi Augustine, la misteriosa donna ritratta in una foto trovata a casa del nonno. La donna appunto che lo salvò dalla furia nazista. Ad accompagnare Jonathan per tutto il viaggio c’è Alex, simpatico giovane del posto, ingaggiato come interprete e il nonno di Alex, un buffo vecchietto che crede di essere cieco (pur vedendoci benissimo!) e per questo si fa guidare dalla sua cagnolina Sammy Davis Junior Junior.  
Ciò che complica il tutto è lo stile di J.S. Foer, quanto di più originale io abbia letto finora. Ciò che lo caratterizza è l’impaginazione,  a tratti quasi futurista,  e un’incredibile ecletticità linguistica che l’ha portato ad inventarsi termini assolutamente spassosi. Alex, infatti, è un interprete atipico; il suo è un inglese prettamente scolastico, che lo porta ad esprimersi in modo eccessivamente aulico e a tradurre alla lettera detti e modi di dire ucraini, che in inglese risultano a dir poco assurdi e divertenti (su tutti: “fabbricare le zeta”).
Il romanzo è poi diviso in due linee spazio/temporali diverse. Una, quella raccontata da Foer stesso, riguarda la ricostruzione della vita nel villaggio di Trachimbrod, a partire dalla sua costituzione, fino agli anni del nazismo e quindi alla giovinezza di suo nonno. L’altra, raccontata invece da Alex, descrive il viaggio alla ricerca di Augustine, il rapporto di amicizia che si verrà a creare tra Alex e Jonathan e la storia ombrosa del nonno di Alex.
I continui salti da una linea all’altra ti confondono e ti incantano allo stesso tempo. Ti ritroverai ad arrabbiarti per la brusca interruzione del racconto di Alex e a rallegrarti nel poter leggere la storia incredibile della bis-bis-bis nonna di Jonathan. Finché tutto si chiuderà in una sorta di cerchio autoconclusivo, che ti porterà a collegare tutti i pezzi del puzzle e a sentirne comunque uno mancante, che dovrai riempire tu, con la tua fantasia, con le sensazioni che Foer ti ha fatto provare e che ha deciso debbano essere la conclusione del suo romanzo. Diversa, quindi, a seconda di chi l’abbia letto.  

Dal mio punto di vista, è un romanzo imperdibile. Vera e propria espressione della narrativa contemporanea. L’ho letto qualche mese fa e non sono ancora sicura di averlo interiorizzato del tutto. Mi ha suscitato sentimenti contrastanti e dopo una difficoltà iniziale sono entrata così in sintonia con la storia e con i personaggi da non volerli più lasciare. Non sono sicura di aver capito appieno il messaggio che Foer ha nascosto nelle sue pagine. Ma forse il bello è proprio questo: a distanza di mesi ancora ci penso, ancora mi chiedo quale possa essere quel pezzo di puzzle che ho sentito mancare alla fine. E questo succede solo con quei libri che ti sono entrati nella pelle e che non ne usciranno facilmente. 

Hai letto anche tu questo libro? Cosa ne pensi?

-Monica-

sabato 20 ottobre 2012

Grey's Anatomy: quando la realtà supera la fantasia. O viceversa.

Uhm, ok. E’ il mio turno di scrivere boiate, giusto?
Peccato che io rispetto a Monica, sia la meno seria e quella che legge più libri frivoli che impegnativi. O almeno credo. xD

Mentre in Italia il giovedì sera va in onda X Factor, negli Usa sul canale ABC (che è un po’ come RaiUno dalle nostre parti) va in onda il medical drama Grey’s Anatomy.
Per chi non conosce questa serie tv, farò una piccola e breve sinossi (nonostante in 9 stagioni siano successe un bel po’ di cose, stile Beautiful o Sentieri): i protagonisti sono Meredith Grey e Derek Shepherd, rispettivamente specializzando e migliore neurochirurgo del mondo (really? L’ego del personaggio fa davvero paura!) che intrallazzano, nonostante sia vietato da una qualche strana politica ospedaliera, fino alla seconda stagione, all’arrivo della ex moglie Addison, ed ex-migliore amico Mark (perché è andato a letto con la moglie) di Derek. Questo piccolo teatrino (“mi ami? Allora lascia tua moglie”- “no, non posso lasciarla, è pur sempre mia moglie e io sono una persona ligia al dovere e alla fedeltà coniugale”, “io non posso farmi da parte, perché sono innamorato di tua moglie”) dura la bellezza di due stagioni, fino a quando Addison non esce di scena e Mark (dopo essersi scopato mezzo personale ospedaliero) si innamora della sorellina di Meredith, Lexie Grey, anch’essa specializzanda.
La storyline si evolve con le pippe mentali (roba da fracassare i marons e la testa al muro) di Meredith: “lo amo, ma non sono pronta a sposarmi” (infatti, ditemi voi se un matrimonio fatto con i post-it è valido!), “sono incinta, ma non glielo dico, perché è troppo impegnato” ( e infatti perde il bambino nella sparatoria della sesta stagione), “adottare un bambino? Come si tiene in braccio un bambino? Finirò come mia madre!” (la pessima madre è stata un grande chirurgo, inventrice del cosiddetto “divaricatore”). Accanto a loro, ruotano le vicende degli altri personaggi: Cristina, la migliore specializzanda del mondo in cardiochirurgia, allergica ai rapporti sentimentali, fino a quando incontra Owen, soldato tormentato, poi chirurgo del pronto soccorso e poi nuovo capo di chirurgia, e lo sposa perchè, dopo aver operato Derek con una pistola puntata alla testa da un pazzo che voleva farsi giustizia da solo perché la moglie era morta sotto i ferri, le sembra l’unica scelta sensata della sua vita. Peccato che poi esce incinta (e lei odia i bambini), abortisce contro il volere di Owen e lui si vendica tradendola. Meh.
C’è Alex, che ha la nomina (anche lui) di puttaniere, ma che in realtà è solamente una maschera per non soffrire, perché ha il brutto vizio di affezionarsi troppo alle persone che poi, puntualmente lo lasciano, come la Jane Doe della quarta stagione (che si è rivelata essere una psicopatica) e Izzie Stevens, la specializzanda bionda che prima soffre dei pregiudizi della gente perché è bionda, poi stacca il respiratore ad un paziente di cui si era innamorata, poi scopre di avere un tumore della pelle che si è esteso al cervello e le provocava allucinazioni (come fare l’amore con il fantasma del paziente innamorato), sposa Alex e poi scappa da Seattle, indicando un’uscita di scena alquanto anomala, che ha lasciato i fans con l’amaro in bocca, tante domande e nessuna risposta (è guarita dal cancro? Ha divorziato da Alex? Che fine farà la sua carriera medica?) solamente perché l’attrice, Katherine Heigl, ha chiesto un compenso troppo alto in quanto nuova stella nascente di Hollywood.
Tra gli ultimi specializzandi, troviamo George, uno dei personaggi più inutili della storia dei serial tv (la sua funzione era quella di tappabuchi), i nuovi (ma non troppo) arrivati Jackson e April (salverei solo il primo perché è un figo della madonna!), e Lexie, che forse era una dei più intelligenti come personaggi, che però è morta insieme all’amore della sua vita Mark, in un incidente aereo.
Un personaggio degno di nota, è la Torres, chirurgo ortopedico molto innovativo, prima era etero, ha sposato George, ma l’ha tradito con Mark, poi è diventata lesbica, sposandosi con la pediatra Arizona Robbins (che ha perso una gamba nell’incidente aereo), è andata di nuovo a letto con Mark, è uscita incinta e si è ritrovata con la famiglia allargata stile Cesaroni.
Dunque, GA è in stile Beautiful, e non mancano le tragedie che hanno sempre contraddistinto i finali di stagione (nel mondo delle serie tv si chiamano cliffhanger): Izzie stacca la spina del respiratore a un paziente; un uomo si fa giustizia da solo per la morte della moglie causando una sparatoria che ferisce gravemente Derek, e minando la già fragile sanità mentale dell’intero gruppo; Izzie combatte tra la vita e la morte mentre George, nello stesso istante, muore; Meredith scambia le cartelle di un trial sperimentale sull’Alzheimer per salvare la moglie del capo, mettendo a rischio carriera, matrimonio e adozione; l’incidente aereo: un aereo precipita su un’isola. Un momento! Ma non era Lost???
Shonda, sia chiaro e te l’ho detto pure su twitter: di aerei precipitati ce ne sta solo uno, ed è quello di J.J.Abrams. Ok?
Va bene allungare la serie tv, riempire le tue tasche di dindini e aumentare la tua popolarità, ma si arriva a un certo punto in cui bisogna dire: basta. I protagonisti di GA si sono evoluti (nel bene e nel male), non hanno più nulla da dire, sono tutti astri nascenti del mondo dorato di Hollywood: perché vuoi farci ancora del male?
Evidentemente sono masochista però, perché nonostante questo io, Grey’s Antomy continuo a vederlo.
E magari sperare che questa nona stagione sia solamente un lungo sogno di Meredith, che l’incidente aereo non sia mai avvenuto, che Mark e Lexie non siano morti, eccetera eccetera.

Non c’è che dire, nonostante alcune puntate siano state surreali, Grey's Anatomy attira, ti ammalia con la bellezza dei protagonisti maschili (qualche nome a caso: Patrick Dempsey, Eric Dane, Jesse Williams, Jeffrey Dean Morgan), ti incanta, con le seghe mentali dei suoi personaggi e i loro caratteri che, nonostante siano passate nove stagioni e sette anni, non sembrano essere mutati. E Shonda questo, sembra averlo capito.

Piccola chicca: Il titolo di Grey's Anatomy gioca sull'omofonia fra il cognome di Meredith, Grey, ed Henry Gray, autore del celebre manuale medico di anatomia Gray's Anatomy (Anatomia del Gray,davanti a cui mi inchino profondamente).
Il Seattle Grace (la cui pronuncia è identica a "Grey's") è invece il nome dell'ospedale nel quale si svolge la serie.
Ma cosa ancora più figa è che i titoli dei singoli episodi sono invece anche i titoli di una o più canzoni
, con una soundtrack di nicchia.
E questo, miei cari lettori, è un enorme punto a favore.


Alla prossima,

Very.

venerdì 19 ottobre 2012

Primo post: X Factor 2012. E vai col trash-chic.

Ok. Blog pronto. Con cosa iniziamo? Dai, diamogli subito l'immagine del blog serio, in cui si parla di argomenti seri, alti, impegnati. Recensiamo un classico, tipo Dostoevskji. Oppure buttiamoci sul cinema: Nolan, Cronenberg, Allen. No, dai, Bertolucci, per nonsembrare troppo esterofile.
E invece sai che c'è? C'è che questo fare radical chic ha rotto le palle. Noi leggiamo i classici, guardiamo i film impegnati, ci informiamo sulla politica...ma il giovedì sera guardiamo X Factor e siamo in trepidante attesa dell'inizio di Amici di Maria de Filippi. Ebbene si. Chi non sa godere di un po' di sano trash (che sia un reality, un talent, un'ora passata a leggere Novella 2000 con la maschera anti-brufolo spalmata in faccia, un concerto della Pausini o un libro della Kinsella) non ha capito un cavolo dalla vita.
E allora sti cazzi. Il primo post del nostro primo blog sarà la cronaca della prima puntata di X Factor 2012. E vaffanclub al blog impegnato che fa così cool.

Ore 21.10: tv sintonizzata su Sky 1, cellulare alla mano, whatsapp pronto. Si comincia.

Amica1: Ma è X-Factor o Amici? Che è sto medley iniziale tuttiinsiemetuttiamici??


Punto primo. In effetti, sembrava di essere nello studio di Amici la puntata prima delle vacanze di Natale, quando mettono i ragazzi tutti insieme a cantare Jingle bells, hai presente? Ecco... i ragazzi di XF sembrano sempre i cugini più faighi, se non altro perchè non sono costretti ad indossare il pigiamino sfigato e magari anche il cappellino da babbo Natale. Però l'idea che davano era comunque quella. Non ci si scappa.
Diciamo che è sempre un piacere riascoltare Francesca Michielin sul palco di XF. Rivederla un po' meno. Non per altro, è che la cara vecchia abitudine di pettinarla con la righa in mezzo e vestirla in modo che sembri avere 20 chili in più non è stata abbandonata, purtroppo. E si che lei è così fresca e carina. E qui arriviamo al punto secondo. Perché si sa, Luca Tommassini è un genio in quanto a scenografie e coreografie, ma col look dei ragazzi ci prende una volta su 10. E infatti: vogliamo parlare di Cixi vestita che neanche nell'antica Grecia? O di Noemi-Nice che mette il dito nella presa della corrente prima di salire sul palco? E di Romina? Bella è bella....ma un'altra col look alla Emma Marrone ce la saremmo volentieri risparmiata.
E vabbè.
Entrano i giudici e si inizia a ridere.

Amica2: Ma Morgan si è vestito da Harry Potter?
Amica1: Perchè la Ventura non ha ancora detto nulla e mi sta comunque sulle palle?

Ti risparmio il resto dei commenti su look, vestiti, trucco. Se sei donna come noi so che stai apprezzando, ma se sei uomo ti starai annoiando a morte. Quindi, per par condicio, passiamo alle cose serie (LOL). Procediamo per gradi e facciamo le maestrine. Diamo i voti, tipo pagella di fine anno:

Morgan ICS. Anzi, solo ICS. Odioso quanto - mi costa ammetterlo - bravo nel suo genere. Certo, sembra un po' la copia mal riuscita di Caparezza. Ma considerando che Caparezza è un genio, io lo vedrei come un complimento. Voto per la serata di ieri: 7

Daniele "il ricciolino". Ai casting mi era sembrato interessante. Parte la clip di presentazione e l'amica1 mi scrive che non le dispiace, che potrebbe far bene, poi inizia a cantare - o a mostrare la trachea, a seconda dei punti di vista - e si ricrede subito. Ecco. Diciamo anche no. 4

Cixi "io credo in te" youtuber. Voce interessantissima. Trucco perfetto. Abito pessimo. Ah no, avevo detto che non avrei più parlato del look. Sorry. Paga l'emozione della prima volta e un pezzo che non la rispecchia del tutto. Però ha stoffa e si vede. 6,5 sulla fiducia. 

Akmé. Tecnicamente il gruppo migliore scelto da Arisa. Rosa d'aprile (seriamente??? LOL) ha una voce bellissima ed è magnetica. I due uomini avranno anche fatto i coristi ma li han fatti bene. Condivido il discorso di Arisa: un gruppo può avere un leader ed essere comunque un gruppo. Dai, dimmi se ti ricordi i nomi dei Negramaro o dei Modà? Non vale dire Giuliano e Francesco!
Io direi buona esibizione. 7,5.

Daniele. Sulla carta uno dei migliori. Anche se quel ciuffo biondo bi-color anni 90 non si può vedere. Per una volta che Tommassini doveva intervenire se n'è stato zitto? Sarà l'emozione anche per lui, ma non rende come avrei pensato. E si che il pezzo, nonostante l'abbia scelto la Ventura, era anche adatto. Come per Cixi, 6,5 sulla fiducia.

Chiara. Scopriamo subito le carte: io tifo per lei. Quest'anno non c'è storia, se si continua così, la Chiara è una spanna sopra tutti. Pezzo non adatto (cavolo, aveva ragione la Ventura anche qui) eppure è stata incredibilmente coinvolgente. Timbro bellissimo, sicurezza, presenza scenica. 8,5.

Le Donatella. Prima di tutto, complimenti per il nome (leggi ironia). Saranno anche più scarse di altri a livello vocale, ma sono piacevoli. Intanto risultare credibili in un pezzo del genere, con tanto di minicoreografia, alla prima puntata, è sicuramente un punto a loro favore. Il fatto che siano bellissime e molto telegeniche sicuramente aiuta. Però, insomma... checchè se ne dica, a me non dispiacciono. 6,5 con ampi margini di miglioramento. (ndr: Veronica: dimmi se la bionda non sembra Alice Bellagamba?)

Yendri. Timbro interessantissimo. Non saprei che altro aggiungere. Non mi ha convinto, o forse non aveva il pezzo adatto. Credo però che anche lei possa migliorare molto, le potenzialità ci sono tutte. Ieri non mi è piaciuta ma raggiunge comunque il 6.

Davide. 10 solo per la simpatia. Mi fa davvero divertire. 8 per la figaggine. Grande potenza vocale, ottima intonazione. Molto retrò, come gli han sempre detto i giudici. Ma ha il suo fascino. 7.

Romina "nonfateladiventarelanuovaemma" Falconi.  Trovo che abbia una delicatezza e una raffinatezza più uniche che rare. Non sono convinta che l'esperimento di Morgan funzioni. Anche perché non so che ambizioni abbia Romina, ma l'electropop in Italia non ha un grande pubblico. Nonostante tutto, bellissima voce e un'atteggiamento professionale che non vedevo dai tempi di Nathalie. Che le porti fortuna? Voto 7.

I fratelli "incestuosi" Chaos. Oh, qui lo dico e qui lo nego. A me piacciono. Li trovo interessanti. Il pezzo era pienamente nelle loro corde e l'hanno reso molto bene. 7,5 scettico. Da loro non so mai cosa aspettarmi.

Noemi - Nice "superdonna". Non chiedermi perché, ma non riesce a starmi simpatica. Riconosco tuttavia la sua bravura. Non rientra nel mio genere, non so se la ascolterei...però, per citare Morgan: sti cazzi. 8.

E passiamo ai giudici:

Simona Ventura. Nessuno le ha ancora spiegato che l'anno scorso ha vinto Francesca e non lei? No, non so, forse non si ricorda che ha sbagliato assegnazioni per 3/4 della gara e Franceschina è andata avanti solo sulla fiducia, perché tutti avevano notato quanto fosse brava. Ecco, e allora che si tolga quell'aria spocchiosa perché non è proprio cosa. Ha perso uno dei suoi ragazzi perchè ha sbagliato 2 assegnazioni su 3. E forse anche le scelte agli homevisit. Simpatia portami via, come sempre. Voto 4.

Elio. Un po' troppo polemico ieri, lo preferisco più serafico. In ogni caso è sempre Elio. Quindi per partito preso (si, lo ammetto) gli do un 8 e non se ne parli più.

Arisa. Continuo a pensare che sia l'unica che prende davvero sul serio il suo ruolo di giudice e si impegna per aprire ai ragazzi una strada credibile nel mondo della musica. Assegnazioni perfette. 9.

Morgan. Sembra tornato in sé. Le sue assegnazioni non mi convincono mai del tutto, ma allo stesso tempo è in grado di mettere in luce caratteristiche nascoste dei suoi ragazzi e metterli in risalto. Adoro sentirlo parlare. Anche qui, un po' per partito preso, dico 8

Varie ed eventuali:

Cattelan è un figo. E il nasone a patata è tenerissimo. Però la giacca...ti prego.
Franceschina Michielin in Sola: da paura.
Robbie è sempre Robbie.
A V E T I C K - A V E T I C K - A V E T I C K


E tu? Che ne pensi?


- Monica -