martedì 29 gennaio 2013

We love cinema. La meglio gioventù.

Prima o poi doveva arrivare questo post. E si. Perchè chiunque mi conosca sa che uno dei miei film preferiti (se non il preferito in assoluto) è La meglio gioventù (Marco Tullio Giordana, 2003), esempio lampante di come non sia strettamente necessario volare oltreoceano o tornare indietro nel tempo di 50-60 anni per trovare un film italiano degno di nota, apprezzato in patria ma soprattutto all'estero, ricco di spunti di riflessione, ben girato e ben recitato nonostante sia nato come una short-fiction per la RAI.

La storia è complessa, ti basti sapere che in sei ore (si, sei ore!) ci viene racconatata l'Italia, a partire dagli anni sessanta fino ad arrivare ai giorni nostri, attraverso la storia della famiglia Carati, in particolare di Nicola (Luigi Lo Cascio) e del fretallo Matteo (Alessio Boni). Senza prese di posizione politche, senza mai erigersi a giudice di ciò che è giusto o sbagliato.E' così, allora, che l'alluvione di Firenze, il '68 studentesco, il terrorismo delle brigate rosse, la mafia in Sicilia e l'attentato a Falcone fanno da sfondo alle vicende lavorative, sentimentali e personali dei protagonisti in un intreccio che non è mai banale, mai ripetitivo, mai noioso. Una trama accattivante, recitata magistralmente da attori del calibro dei già citati Lo Cascio e Boni, ma anche di Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa e la giovanissima Jasmine Trinca, lanciata proprio da questo film e ora riconosciuta come una delle figure di punta della nuova generazione di attrici italiane. Interpreti perfetti di personaggi che non possono lasciare indifferenti e che sono il vero punto di forza de La meglio gioventù. Al di là della capacità di regista e sceneggiatori di intrecciare alle vicende dei protagonisti la storia dell'Italia che è stata, ciò che veramente cattura del film è la ricchezza introspettiva di tutti, TUTTI, i personaggi della storia. Nessuno è macchietta, nessuno è caricatura. Ad ogni personaggio, che sia uno dei protagonisti o solo una figura di passaggio, è data la giusta importanza, il giusto rilievo. Tanto che alla fine ti sembra di conoscerli, come se anche tu facessi parte di quel mondo, di quella famiglia, come se, in fondo, fosse un po' anche la tua.



  • Vincitore della sezione Un Certain Regard al 56º Festival di Cannes.
  • Premio "Città di Roma - Arc-en-ciel latin".
  • David di Donatello 2004 per
    • Miglior film
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Miglior montaggio (Roberto Missiroli),
    • Miglior fonico di presa diretta (Fulgenzio Ceccon)
    • Miglior produttore (Angelo Barbagallo).
  • Nastri d'argento 2004 per:
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior produttore (Angelo Barbagallo),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Miglior fonico di presa diretta (Fulgenzio Ceccon)
    • Miglior montaggio (Roberto Missiroli)
    • Il cast femminile (Adriana Asti, Sonia Bergamasco, Maya Sansa e Jasmine Trinca) si è aggiudicato il Nastro d'Argento come miglior attrice protagonista
    • Il cast maschile (Alessio Boni, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio e Andrea Tidona) ha vinto il premio come miglior attore protagonista (ex aequo con Roberto Herlitzka per "Buongiorno, Notte" di Marco Bellocchio).
  • Globo d'Oro 2004 come
    • Miglior regia (Marco Tullio Giordana),
    • Miglior sceneggiatura (Sandro Petraglia e Stefano Rulli),
    • Globo d'Oro speciale (Adriana Asti)
    • Gran Premio Stampa Estera.


    -Monica-

domenica 13 gennaio 2013

Ciò che va di moda ora: urban fantasy.

Complice il kindle nuovo di zecca (si, Babbo Natale è stato carino con me perché ho fatto la brava bambina) e il quasi dolce far nulla delle vacanze natalizie, ho deciso di…ampliare i miei orizzonti letterari. C’è un nuovo genere che va molto di moda, da un bel po’ di tempo, ed è il cosiddetto urban fantasy, che tratta per lo più di storie fantastiche e sovrannaturali ( e quindi, una sfilza di vampiri, licantropi, fate, elfi, folletti, angeli, e chi più ne ha più ne metta) ambientate in un contesto urbano finto o reale che sia. Un genere non abbastanza nuovo, se consideriamo che di questo filone fanno parte Twilight, Il Signore degli anelli e l’immancabile Harry Potter. Peccato però che dei tre sopracitati, ne ho letto solo uno. 
Indovinate quale? Il più corto, naturalmente xD
E così, seriamente parlando, la scelta è caduta su una scrittrice, autrice di una Saga famosa in tutto il mondo, che potrebbe raggiungere i livelli del compianto Twilight (onestamente, prima del film, e dei Robsten, chi è che se la cagava Stephenie Meyer, i vampiri, i licantropi e l’imprinting? Ma anche qui, farò un post a parte con Mo’…) ad agosto 2013, quando uscirà il film tratto dal primo libro della Saga.
Ok, fuori i nomi. Lei è Cassandra Clare, e ha scritto la Saga degli Shadowhunters, The Mortal Instruments. Si articola in due cicli: il primo, comprende la trilogia Città di Ossa, Città di Cenere, e Città di Vetro, di cui vi parlerò tra poco, mentre del secondo, sono già stati pubblicati i primi due libri, Città degli angeli perduti e Città delle anime perdute (il terzo, pare uscirà in Italia a settembre 2014).
Partiamo dal presupposto che l’urban fantasy e il sovrannaturale non sono generi che mi piacciono molto e anche dal fatto che nemmeno le saghe mi piacciono. Insomma, quello che succede in tre, quattro, cinque libri lo si potrebbe scrivere in un unico libro, secondo me. Senza divagare troppo. E poi, devo aspettare sempre un anno per sapere cosa succederà ai protagonisti. E io sono curiosa di natura e non ho la pazienza di aspettare un anno o due per sapere come va a finire un libro.

La Clare è riuscita nell’impresa di farmi cambiare idea. Nei suoi libri ci sono tutti gli esseri sovrannaturali, quindi c’è trippa per tutti: licantropi, vampiri, demoni, stregoni, fate, elfi e folletti. E gli umani, naturalmente. I protagonisti sono Clary, una ragazza dalla vita normale, fino a quando incontra Jace, uno shadowhunter, ovvero un cacciatore di demoni: da quel momento in poi, la sua vita è una continua fuga dalla realtà, verso mondi di cui non sapeva l’esistenza e di cui ha tutto il diritto di farne parte. La madre stessa di Clary, in realtà è una Shadowhunter, ed è custode di molti segreti che la figlia apprenderà, insieme a Jace, nel corso dei tre libri.
Quello che mi ha colpito è che la Clare ha sempre reso interessante ognuno dei suoi tre libri: tachicardia, magone in gola e sarcasmo non mancano in ogni singola pagina, catturando l’interesse del lettore e trascinandolo fino alla fine del libro. Lo ammetto, mi sono isolata dal mondo per una settimana circa (il tempo che ho impiegato per leggere tutti e tre i libri del primo ciclo) per cercare di scoprire dei veri scopi di Valentine Morgenstern e Sebastian, per sospirare dell’amore proibito tra Clary e Jace, per ridere con Magnus Bane e delle sue scaramucce con Alec, per godere della simpatia e lealtà di Simon nei confronti dell’amica di sempre Clary. Lo stile è semplice, chiaro e diretto, e le scene di azione sono descritte con una semplicità tale da poterle benissimo immaginare mentre le parole scorrono sotto i nostri occhi.
Insomma, devo attribuire alla Clare il premio di avermi fatto appassionare a questo genere, e a farmi amare le saghe…quando tutti i libri sono già stati pubblicati, però!

Vi lascio il trailer del film, tratto dal primo libro “Città di ossa” (da notare: quanto sono fighi Jace/Jamie Campbell Bower e Valentine/Jonathan Rhys Meyer)



martedì 8 gennaio 2013

Teaser Tusday #4 Persuasione

Dopo un secolo...torno, scusate l'assenza :)

Teaser Tusday #4
(che ricordo essere un'iniziativa del blog "Should be reading")

PERSUASIONE

Jane Austen





|...| Non potevano esservi stati altri due cuori così aperti, altri gusti così simili, altri sentimenti così all'unisono, altri volti così amati. Ora erano come estranei; no, peggio che estranei, poiché non avrebbero mai potuto diventare amici. La loro era un'estraneità perpetua.



-Monica-