sabato 3 novembre 2012

Narrativa contemporanea che non puoi non leggere: Aspettami ragazzina.


Rubrica Narrativa contemporanea: questo non te lo puoi perdere!

Se siete degli inguaribili romantici, della serie “pucci pucci miao miao”, questo libro non fa per voi. Si tratta di “Aspettami ragazzina”, edito da Book Sprint, e scritto da Iolanda Lorenza Marsilio. Non che non sia romantico, ma di romanticismo ce n'è, seppur a modo suo.



Questo post non sarà una delle tante recensioni, con l’intento di criticare i pro e i contro, di analizzare nel dettaglio lo stile, la sintassi e la trama. No, perché quando parlo di questo libro, sono spudoratamente di parte.
Questo racconto ha una storia lunga, che parte dal lontano 2009 (se non prima): come Dickens, per il quale la protagonista nutre una profonda stima (e anche l’autrice), Iola inizia a pubblicarlo su piattaforme come forum e siti che accolgono storie di aspiranti giovani scrittori. Per poi vederlo finalmente pubblicato come un libro vero e proprio, di cui la sottoscritta è venuta a conoscenza solamente questa estate.
I due protagonisti, Ada e Ren, sembrano essere così diversi tra loro, ma in realtà non è così: sono due facce della stessa medaglia. Potresti congiungerli e verrebbe fuori una persona sola, tanto completa quanto complessa. Dove Ada è la parte più "umana", più tangibile, nella quale ci si può identificare, e, per molti aspetti, quella più attaccabile. Ren è quel lato che di una persona non si conosce mai, impenetrabile, a prescindere dal grado di vicinanza. Come dice Ada:Lui era Ren, il mio Ren, il ragazzo più ingestibile sulla faccia della terra, il più egocentrico e menefreghista, arrogante a livelli spesso disumani, il solo capace di farmi del male. Era parte di me, ed io ero come lui.”
Ed è proprio nei pensieri contorti di Ada che si articola il romanzo, che il lettore ci si perde, pensieri che vanno a formare un circolo vizioso e che ci fa rendere conto che in realtà tutte quelle sue battute, frecciatine, e dialoghi vari con i personaggi che ruotano attorno alla sua Vita (Matteo, il pianista, i vicini di casa, Biagio), sono mirate alla consapevolezza di Ada come persona, alla sua maturità, rivelando la paura di un legame proibito, di un amore negato e di tutti i suoi annessi e connessi. Perché in natura, e nella società, esistono dei tabù, delle regole che non possono essere infrante e l’amore tra Ada e Ren è proprio uno di quelli, che se verrebbero fuori, scatenerebbe Dio solo sa che cosa.
E’ fantastica l’empatia che esce fuori tra i due personaggi: riescono a stare nella stessa stanza senza parlarsi, o toccarsi, e ne viene fuori un’elettricità che ti colpisce attraverso lo schermo del pc, per non parlare di certe scene così intense che sembra di essere catapultati al loro interno e di essere il terzo spettatore, con le mani congiunte e gli occhi sbrillucicosi a sperare che dietro ai loro comportamenti apparentemente irrazionali e immotivati, ci sia un bel lieto fine.
Ruolo preponderante è giocato dalla famiglia, con il suo doppio ruolo: quello invadente, quasi comico, di iperprotezione rappresentato dai cugini, e quello di “condanna”, rappresentato da quegli affetti familiari a cui per tutta la Vita (sì, avete letto bene: con la V maiuscola e la ritroverete spesso nel libro) noi dovremo dare conto.

Il motivo del titolo viene rivelato solamente alla fine, in un epilogo che ho letto col magone in gola, perché è in quelle due parole che si racchiude l’emblema della storia: Ada è una Vita che aspetta Ren, e lo stesso vale per lui, perché lei è “la sua ragazzina che lo sta portando alla pazzia”. Sono in attesa di vivere il loro amore alla luce del sole, senza familiari invadenti o bigotti, sono in attesa l’una dell’altro, dei loro silenzi, della loro arroganza, dei loro sbalzi di umore e del loro sarcasmo, dietro al quale celano la loro verità e i loro più profondi segreti, in attesa di una decisione che potrebbe cambiare per sempre le loro vite.

Il finale non è scontato, e forse a qualcuno lascerà l’amaro in bocca; io personalmente, l’ho adorato (anche perché è scritto interamente dal punto di vista di Ren, e di questo – lasciatemi vantare – sono in parte “responsabile”) perché Ada e Ren andranno avanti con le loro vite, cambieranno, cresceranno, cambieranno città e partner, ma si aspetteranno sempre e si ameranno, l’uno e l’altro, che sia attraverso un libro, un telefono, o un incontro sporadico ogni anno e nove mesi. E quando si ritroveranno saranno semplicemente Ada e Ren, lo stronzo e la sua ragazzina.


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